Blu e nero
(omaggio a Catania)
A Catania, di notte, piano
ovunque penetra la cipria nera
dell’Etna, che marchia
con occhiaie e rughe da maschera greca
nobili corpi color creta ed ocra
e visi ospiti, dal pallore di conchiglia.
Difficile rimuovere i segni di Dioniso:
al mattino si leggono le tracce
di strapazzi ed eccessi. E allora
su, righiamo decisi sopra i lividi
con cosmetici e tatoo
che il difetto diventi bellezza
stile di vita tragico, glamour dark
riso panico. Privilegio e sfida
nella magna Grecia, dove tutti
son cugini degli déi, rilanciare
(Ku mori mori) il karma maledetto
della città. Jammun ‘o mare!
sopra i neri scogli
il corpo si scioglierà
e il mare, il mare blu ci laverà.
L’usura del tempo non ci spaventa
(quella dei clan un po’ di più)
ogni cosa frusta trova il suo posto
nel riciclaggio estremo, universo
d’a Fera ‘o lune (zona via Etnea)
meticcia balena che tutto ingoia
ove la merce di tutto il mondo con-viene
nello scolo cosmico, nella deriva
sgargiante dove ogni cosa è offerta
quasi gratis, non gratis: saggezza perfida,
scatenare l’orgia proletaria della voracità.
Soffocheremo nei gorghi di stracci
cipolla arrosto e cianfrusaglia
e càlia e acqualimonessàle a volontà
Ma il mare, il mare blu ci laverà.
Nelle putìe si mangia strong
il cibo estremo: budella, fegato
frattaglie e reni, stigghiole sugose
cibo a rischio, come i mitili neri,
nati sui pozzi neri, sui neri scoli
patria dell ‘escherichia coli.
E se fai due passi, vedrai il ratto
(delle sabine), vicino alla stazione
di treni e corriere, l’elefante sacro
uno e trino, Ganesh, portafortuna
nella piazza dell’università
e la piazza Bellini, con l’Operà
Frullato tosto di cultura e vanità
vuccirìa vociante, nuvole d’ira
umana che oscura il cielo
alleata della nera cipria
che a poco a poco tutto intriderà.
Ma il mare, il mare blu ci laverà.
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