Recensione di un'opera d'arte involontaria: il grembiule del
Maestro grafico F. Vecchietti
“Non uno di meno", dice il Maestro
rifiutando l'alternativa binaria
e riduttiva tra il bianco e il nero,
spaccando in tre il capello... il campo il foglio,
deragliando deciso dal binario banale
degli aut-aut, coi consueti opposti
da elidere. Il bianco e il nero dapprincipio
si oppongono si escludono si sfuggono
come nell'infanzia i due generi:
bambine e bambini si odiano,
si sa, ma poi da grandi si sposano.
"Tertium datur", dice tacendo il grembiule
del Maestro, c'è una strada
una linea di fuga, rossa, che regge.
Nella lotta corpo a corpo
di chiari e scuri, sulla bianca distesa
del foglio c'è dell'Eros, c'è passione.
Lottano il segno fermo, ieratico
univoco, che di nulla si intriga
e l'empatico muoversi di Dioniso
fluido e manesco, che tutto tocca e sfuma
nell'hibris di tutto segnare e marchiare
col proprio odore. Nella stoffa-scudo
al corpo del sacerdos, rimane traccia
del combattimento tra due vettori,
due colori, due amori in tutto opposti
e paralleli. Sarà il terzo elemento,
il fil rouge della mano che cala e torce
e imprime, che stampando
rivelerà ogni cosa.
Su quella veste il campo resta chiaro,
(traspare ancora il candore primo)
ma un sole nero allude, a oriente,
nel brumoso mattino, al lungo itinere
della lotta amorosa ed impari, da cui
si sa, nessuno pulito o intonso uscirà.
Ecco il maestro colto nell'atto
di valutare la morsura dell'acido:
dapprima distaccato, controllato,
poi coinvolto; prima diffidente, irridente,
e poi, finalmente "...ma si', proviamo!"
Tarlatane nere come il peccato subito
sfiorano, tolgono, spalmano
lastre incise che mal sopportano il velo
nero e se ne liberano sotto pressione
mute rassegnate torchiate a morte.
Opera al nero, l'acquaforte.
Testimone del duro travaglio
quel lino rituale, quel limes
che torna di stampa in stampa
a distillar sostanza, a separar nel foglio
sporco e pulito, e a ricordare
il filo rosso salvifico, sorprendente
che porta avanti l'artista, oltre sè stesso
e altrove, nell'arte senza tempo
e lo rende già pronto ad un altro viaggio
sul foglio bianco libero e leggero.
Resta, quale spoglia sacrificale
o gloriosa vecchia bandiera,
appeso in luogo recondito e riposto
quel lino frusto e nobile:
salvifica armatura
distanza che difende.
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