Meditando, nel chiostro,
tra casuali pulzelle
attendo il momento
(l' "incanto", spiegava Dalle Piane
in un film di Pupi Avati)
per entrare nel bosco.
Diotima mi aspetta
con altre donne mature,
sapienti, convinte... dure e pure.
Mi concedo, dato l'anticipo,
ritardatari pensieri,
un sit-in solitario, meditabondo
...ma un ragazzo di colore
sega l’erba nel chiostro
e cassa il silenzio sacro
che rendeva dovere
meditare sulla freschezza
(passata) della nostra verde erba
tuttora più verde, per certo,
dell'erba che questi giovani
(che passeggiano a schiere
jeans consumati sul sedere)
rollano, con gesto naturale
nel chiostro medioevale.
Eppure cogito, qui e ora, ancorata
alla borsa iper-zavorrata
che mi ha fatto rinunciare
al Mantegna (a Sgarbi
non si nega uno sgarbo).
Cogito sul pensiero
di me, cinquantenne
ex giovane in bianco e nero
ora in nero perenne:
ex bella, forse bella ancora,
vedova scalza, dama
di San Vincenzo, single e badante
a tempo pieno, amante part-time.
Ah, meditare pallido e assorto
sotto un glicine contorto
sul chefare troppo ancillare
sulla cura, che è dura,
e poi dura oltremisura.
Sul colpo d’ala che non c’è.
Volere è potere? Ma volare, quando?
Bene, il tempo è scaduto
(riposare stanca). Vado.
Vado dove devo andare.
Dentro.
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