"Ti piace essere venuto a questo mondo?"
       Bamb.: "Sì, perché c'è la STANDA".
  (Andrea Zanzotto)      

           

martedì, 22 agosto 2006

Star-watching (sport estivo per sedentari)

Come la vecchia sdraio ossidata
(più comoda, all’aperto, della bella sedia
acciaio e pelle, da impiegato)
così queste pietre salde
uguali e calde
mi accolgono silenziose
ogni sera, al mio rituale
incontro col cielo: star-watching,
meditazione annuale,
appuntamento col desiderio
(stella cadente effimera e casuale
il tuo segno mi illumina, si fa vettore
e sei madre di senso, lume,
guida persino,

se il cammino si fa andando…)

Più che mai splende, ogni notte d’estate,
il catoio abbandonato,
pietra grezza e preziosa
che ho subito amato
e poi a lungo restaurato, accarezzato,
evitando tagli, scorciatoie,
brillanze facili, ad effetto.

Mangio pane, pecorino e olive
sulla sipala, mentre i turisti  strusciano
in Piazza Cascino. Il cielo, qui,
a poco a poco si impone,
si fa tridimensionale, imperioso
ed entra adagio nell’anima.
O forse è l’anima che “n’esce”
come la Madonna delle Vittorie
in processione, a mnz’austu,
cessata la kermesse dei pavoni locali
sudati, nei costumi circa-medioevali.
Dopo il palio e la cavalcata, ovunque,
smessi gli abiti inusuali,
tutto torna semplice, e nelle campagne,
di sera, guardando le stelle 
(o mangiando cocomero) si tace,
finalmente.

“Però mancano le comodità - insiste
querulo  il cittadino rifatto -
chi potrai mai ospitare
in questo polveroso catoio?”
Potesse guardare a viso aperto il cielo
cesserebbe di spargere (iper) tensioni
e disprezzo di tutto.
Ritroverebbe  il coraggio di desiderare,
e di restare desiderante
aperto alla ferita (ineludibile)
dell’imperfetto vivere.

Questo eremo, mio rifugio felice
per guardare in alto, a guardare in basso
appare misero. “Un posto di merda”,
dice il cittadino senza esitare.
Merda… così biodegradabile, feconda
ed utile! Ma sì, senza rimpianti,
lasciamogli il suo smog.

Postato da: naima2 a 19:07 | link | commenti (14)


domenica, 06 agosto 2006

Come ogni estate
 
“Che fai?” chiede l’amica
dall’ufficio che sconta rassegnata
le gioie pasquali
delle ferie anticipate.
 
Che faccio? Trasformo, elaboro
(ma sì, sublimo),
costruisco ricordi dell’estate
per l’inverno a venire.
 
Sublimo gli esiti del nubifragio
di sabato notte, che spaccò il melo
carico di mille frutti (esagerato!).
Le mele Canada, ricordi?
asprigne, piatte, ruggini un poco
attorno al picciolo.
Taglio i fruttini in quattro,
sprizzano verdi schizzi di succo
candido, effervescente
come citrato (te lo ricordi?)
e la polpa, subito ossidata,
vira da candida a terragna
(ma si può in un attimo virare
così, da slancio a svilimento
come negli Harmony, o nell’800?)
Butto via molto: semi torsoli
piccole gallerie scavate
da coraggiosi bruchini speleologi
nell’asprezza ferrigna
dei crudi minuscoli frutti.
Tagliuzzo, mondo, scarto
e a mio insindacabile volere
promuovo o boccio, rifiuto o salvo.
Nel ciarpame universo del vasto tavolo
frugo scegliendo il meglio…
bel lavoro ecologico, eclettica
cultura materiale : mondare,
mestiere quotidiano ed eterno.
 
Che faccio? Di speciale, niente,
faccio la Dea Sapiente
recupero, riparo, salvo
cambio un danno in risorsa
volgo l’asprezza in dolce.
Faccio le marmellate
come ogni estate.
 
 

Postato da: naima2 a 12:49 | link | commenti (11)