Residuo zero?
Un giorno scopri che i preziosi oggetti amorosamente collezionati (concrezioni di vita, stalagmiti, deposito calcareo di felici lente evaporazioni) altro non sono, per occhi estranei, che ciarpame, disordine paccottiglia da mercatino kitch. Verrà qualcuno, a casa mia, e getterà senza esitare ogni cosa nei neri sacchi dell’oblio (opacità pietosa della plastica). Bio/degraderà ogni cosa. Da essenza di un’esistenza la mia conchiglia diventerà rifiuto.
Non siamo solo quello che siamo, siamo anche quello che vogliamo essere.
Incipit inutile di un saggio testo? No, se da tempo, nascostamente, con disciplina, lavoro allo scollamento degli strati: separo materia e sostanza per volatilizzare l’essenza. Non aspetto il lavoro (prezioso) di microscopici microrganismi decompositori: elaboro. Con determinazione stacco il frutto (maturo?) dalla scorza perché la scorza diventi humus.
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