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"Ti piace essere venuto a questo mondo?" | ||
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Blu e nero A Catania, di notte, piano L’usura del tempo non ci spaventa Nelle putìe si mangia strong Postato da: naima2 a 22:21 |
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ART BRUT
Si scrive a volte per meglio tacere.
Buttavano, gli infermieri dell’atelier dell’ospedale,
le “pitture sporche” i disegni scomposti
tremolanti (“mal riusciti”, dicevano) dei matti.
Che bei quadri di art-therapy ne uscivano,
genio e sregolatezza, ma con misura.
Il sangue, il marcio finalmente esternato
il muco il guasto il vomito lo sperma
quel liquame organico, vitale… via, via….
che non si offendano i raffinati e coltivati sensi.
Lo sfaldamento del mondo, l’inelegante crollo
il trascinarsi pietoso del corpo vulnerato…
ma no, testa e coda vanno tagliate, nella grappa
e nella bestia da macello, che nessuno mangerebbe
carne rossa, se vedesse il sangue sparso ovunque
nei capannoni da cui escono incorniciati di bianco
filetti e roast-beef. Che bei quadri di art brut,
all’ospedale
nell’atelier ben riordinato, quando il peggio
è stato mondato, cessato il grido, il fremito
l’urlo inarticolato.
E’ il lamento educato
che va privilegiato.
Postato da: naima2 a 17:59 |
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Recensione di un'opera d'arte involontaria: il grembiule del Postato da: naima2 a 20:53 |
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Fermenti Postato da: naima2 a 18:58 |
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Dedicata all’ampolloso signor “PERALTRO” Postato da: naima2 a 21:17 |
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Come ogni estate
“Che fai?” chiede dall'ufficio
l'amica che sconta rassegnata
le gioie pasquali
delle ferie anticipate.
Che faccio? Trasformo, elaboro
(ma sì, sublimo),
costruisco ricordi dell’estate
per l’inverno a venire.
Sublimo gli esiti del nubifragio
di sabato notte, che spaccò il melo
carico di mille frutti (esagerato!).
Le mele Canada, ricordi?
asprigne, piatte, ruggini un poco
attorno al picciolo.
Taglio i fruttini in quattro,
sprizzano verdi schizzi di succo
candido, effervescente
come citrato (te lo ricordi?)
e la polpa, subito ossidata,
vira da candida a terragna
(ma si può in un attimo virare
così, da slancio a svilimento
come negli Harmony, o nell’800?)
Butto via molto: semi torsoli
piccole gallerie scavate
da coraggiosi bruchini speleologi
nell’asprezza ferrigna
dei crudi minuscoli frutti.
Tagliuzzo mondo scarto
e a mio insindacabile volere
promuovo o boccio, rifiuto o salvo.
Nel ciarpame universo del vasto tavolo
frugo scegliendo il meglio…
bel lavoro ecologico, eclettica
cultura materiale : mondare,
mestiere quotidiano ed eterno.
Che faccio? Di speciale, niente,
faccio la Dea Sapiente
recupero, riparo, salvo
cambio un danno in risorsa
volgo l’asprezza in dolce.
Faccio le marmellate
come ogni estate.
Postato da: naima2 a 23:05 |
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Armadio La porta di noce apre Postato da: naima2 a 12:58 |
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Longevità Ritroveremo, con gli anni, la casa Postato da: naima2 a 16:59 |
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Nella fiaba la mano bianca
Accarezza la candida colomba
e trova l’aculeo conficcato
dalla matrigna
(matrigna-marantega
mater antigua ).
Io sono adulta ormai
tu sei bambina e inerme.
Il chiodo è fermo, confitto
tra le molli piume.
Togliendo la forcina
la colomba stirerà
membra verginali, liberata!
E’ ora di sciogliere
il grumo di dolore
che ci teneva bloccate
(comune destino femminile?)
nell’abbraccio che imprigiona
e cura, che salva e soffoca.
Tolto quel chiodo
svanirà il lato oscuro del legame?
Ci ameremo,
figlia e madre ancora,
di amore libero
leggero?
Postato da: naima2 a 19:03 |
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Cent millions de feuilletons
(ipotesi di trama con capitoli centrali intercambiabili ) LA FAMIGLIASTRA
(di Carolina, la dismenorroica di Voghera)
Finalmente ritrovato il 127.mo romanzo di Carolina Invernizio, ambientato, con slancio futuristico, nel 2007. L’opera si conclude quanto mai tragicamente con una TOS (Terapia Ormonale Sostitutiva), la quale, subita dalla sfortunata protagonista, Carolina I***, in una condizione all'incirca simile agli arresti domiciliari, segna tragicamente la fine della rigogliosa vita onirico-fantasmatica di una fanciulla dal temperamento vivace e ...sanguigno.
Carolina aveva regalato sfrenate gioie e trionfi intellettuali (orgasmi sublimati) al suo psicanalista, autore, per merito di lei, di: “Histoire d’I”, “Corpo Luteo e latenza dell’oblio”, “Il lettino di Procuste”, “Ciclo femminile e panni da lavare in casa” e dell'esaustivo testo:"Flusso di coscienza".
Le opere di quel devoto seguace del viennese Dr.Freud avevano dato il via a dotte polemiche in ambiente accademico, specie dopo la pubblicazione su una nota rivista medica di uno sprezzante articolo, dal titolo “Sull’incidenza dell’allergia alla cellulosa nel vissuto onirico-mestruale della donna del sud-est europeo, Balcani inclusi”.
Purtroppo il manoscritto, trovato nel corso di restauri entro un antico baule, risulta gravemente danneggiato dal tempo e dalle intemperie. Per di più sembra sia stato diviso a metà, e dopo la sibillina scritta " - pausa " potrebbero esserci stati altri rivelatori capitoli...Ma saranno ritrovati?
Daremo in seguito notizie sulla fortunata trouvaille agli appassionati lettori della nostra Autrice.
Ecco dunque a voi l'incipit del romanzo "La famigliastra".
Capitolo 1 (o "Primo ciclo: dal menarca a scendere")
Il ritorno strisciante del rimosso (dismenorrea fa rima con logorrea)
Quella foto!
Forse elemento chiave del suo incommensurabile malstare era proprio la foto, che da sempre (così le pareva) troneggiava sopra il grande comò rosato, di bel legno di ciliegio, ereditato dalla nonna Amelia.
Qualsiasi malattia ha bisogno di un “organo compiacente” su cui fissarsi, di un punto debole, un ventre molle, ove lo spirito inguaiato può somatizzare:Carolina sentiva oscuramente che della sua numerosa e variamente complicata famiglia, di tutte le morbose storie emotive era lei l’organo bersaglio, in lei esse tutte trovavano sfogo e catartica espressione. Le torbide vicende dei I*** si erano alfine compiaciute di incarnarsi in lei, ultima figlia di molti inconfessabili peccati.
Fin dall’inizio, dal lontano giorno del menarca, tutto aveva iniziato a vorticare attorno al centro vitale del suo corpo fecondo. Il buon psicanalista presso il quale di recente lei aveva cercato aiuto proponeva di non sottovalutare il peso dell’influsso lunare sulle maree del suo flusso. Il trasferimento nella città di Mestre (nomen omen) di quel che restava della famiglia dopo che Nonna Amelia era mancata, aveva avuto sicuramente un determinante significato nell'insorgenza del sintomo.
A Mestre i bambini, nei loro gioco al dottore, osavano dire canagliescamente: “guarda che ti si vede Venezia!”e Carolina, all’inizio, era rimasta stupita, interdetta: lei non pensava mai al suo corpo femminile visto dal di fuori (“siedi composta, piccola”; “tira giù la gonna!”…), ma pensava sempre e solo al di dentro, era consapevole di sé e del suo corpo come di un caldo centro vitale, un accogliente grembo fecondo.
Il suo baricentro emotivo era lì, più o meno all’altezza dell’ombelico, un po’ più sotto e più dentro: ma sì, era proprio nell’utero, centro del femminile potere di riproduzione. E regolarmente, puntigliosamente, quel centro del Sé corporeo le si rivoltava contro, perché per parecchi giorni del mese riusciva a mantenere un totale dominio su di lei.
Era cosa risaputa, e tollerata con un mezzo sorriso da tutta la famiglia, che lei per una intera settimana ogni quattro, era fuori di sé, vaneggiava, smaniava, soffriva e soggiaceva spossata al suo “malessere femminile”.
Quel centro vitale parlava per suo conto, in quei fatidici giorni, e lei non poteva farci proprio niente.
“L’Es da cui siamo posseduti”, citava paziente il suo terapeuta.
“Non si spaventi, cara signorina: la forza biologica dell’Es sta parlando in lei, cerchiamo insieme di capirla”.
Ma Carolina era basita, annientata dalle sue stesse esternazioni, che rasentavano, insieme, l’emorragia e il delirio.
Ogni mese Carolina tornava a sentire l’arrivo di quel certo nonsocché, una sensazione diffusa di calore e di gelido brivido, accompagnata da ondate di morbinosa reverie e da una compulsione a parlare, parlare parlare.
Ebbene, i medici possono freddamente chiamarlo “sindrome premestruale”; ma questo malessere-benessere incalzante per lei era assai più che un accidente biologico: era uno stato d’animo che la portava in un mondo visionario e crepuscolare, ad un turbamento alto della psiche. Quasi un sanguinare dell’anima.
Ed ecco arrivare, assieme a quel calore vitale e torbido, il compiacimento di essere nella regola, di essere donna come non mai, e ancora un vago senso di disgusto e dis-piacere (vergogna, forse, del suo regale mestruare?). E frutto di questo oscillante ed erotico altalenare, ecco presentarsi una coorte di sogni conturbanti, che ciclicamente si riproponevano, saturi di emozioni erotiche vorticanti tra orgasmo ed incubo.
Poi, di giorno, altri sogni turbinavano, sogni ad occhi aperti, tutti figli di un persecutorio pensiero fisso, pensieri più intriganti di qualsiasi chiaro pensare. E lei doveva sfogarsi, lasciar scorrere il fiume delle parole, lasciarsi andare. E le sembrava di vedere e capire meglio ogni cosa, immersa e insieme svuotata da quel selvaggio. irrefrtenabile "flusso di coscienza".
E i suoi lampi d’intuito, quelle istantanee folgorazioni, già da tempo giravano attorno allo stesso conturbante tema: lentamente si andava componendo, come in un’opera espressionista dai colori violenti, la visione di un gruppo di famiglia tratteggiato con pennellate vigorose.
Quel quadro ormai inequivocabilmente le stava imponendo una straordinaria e potente agnizione: era una foto (quella sul comò e insieme un'altra...possibile?) in cui più generazioni erano presenti, un albero genealogico vivente, nel quale Carolina vedeva ormai con chiarezza che somiglianze e parentele non quadravano, che i conti e i numeri non tornavano: c’erano tutti i suoi famigliari, ma nessuno, nella realtà, era quello che nella foto sembrava essere. E viceversa.
… A seguire, ogni 28 giorni, le tranches di questo appassionante feuilleton: ogni volta un nuovo rivelatore episodio di dismenorrea/logorrea, la cui lettura può essere affrontata anche in ordine variabile, secondo l'estro del lettore. Carolina, a partire dalla foto di famiglia, scopre, mese dopo mese, la verità su ciascun singolo membro. Tale verità si svela in vaticinanti logorroici mono-loghi.
Anticipiamo alcuni titoli:
VERSO L'AGNIZIONE TOTALE: "Io sono quel che penso che tu pensi che io sia"
Quasi epilogo (-) pausa = TOS (Terapia Ormonale Sostitutiva) forzata per contenere l'incontenibile flusso di coscienza di Carolina.
Postato da: naima2 a 15:49 |
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